La Storia

Negli anni settanta dello scorso secolo venne annunciata la notizia riguardante l’invenzione di un cronovisore, strumento capace di mostrarci immagini e suoni provenienti dal passato, attribuita a Pellegrino Ernetti, un monaco benedettino.
Tramite questa stupefacente macchina, si narra sia stato possibile scrutare frammenti di eventi passati, assistendo, ad esempio, ad un discorso di Mussolini e ad un’orazione pubblica di Cicerone.
Ernetti dichiarò inoltre di aver visto la passione di Cristo: del suo volto sarebbe stata scattata una “crono-fotografia”, la quale si rivelò presto essere un falso, l’istantanea di una scultura ospitata presso il Santuario dell'Amore Misericordioso di Collevalenza (Todi).
Che qualcosa di simile al cronovisore sia mai stato relizzato non esiste alcuna prova, e il dispositivo inventato da Ernetti non fu mai mostrato in pubblico. Ma la leggenda del cronovisore è sopravvissuta alla sua pretesa di scientificità: secondo alcuni si troverebbe nascosto, ancora oggi, all’interno della Città del Vaticano.

 

Le pietre raccontano,
quando le sfiori sei parte della storia.
La memoria dell’acqua ti culla.
Frammenti di tragedie e volti di Cristo.
La coscienza della materia ci sommerge.
Se solo potesse parlare l’uomo diventerebbe folle.
 

Aveva vent'anni e lo sguardo di cento,
fissava le donne ma senza più voglie.
E stava lì ritto dal muro di cinta,
spegnendo la cicca premuta col tacco.

Sembrava attendesse che gli confermasse
la definitiva disfatta il quartier generale.

Suo padre era in guerra perché ai tempi la guerra
era il solo lavoro a dar da mangiare.
Ma lui aveva fame di nuove esperienze,
voleva partire ma non militare.

Pensava che fosse la morsa del sesso
a chieder riscossa a fargli frequentare il male.

Lungo il corpo bruciato dal sole
i brividi stanchi di chi ci ha provato
a schiacciare le spire della mala coscienza,
ma quella si svolge e t'inebria col suo
maleodore che asperge, immerge e inonda,
irrompe facendo spiare le vite degli altri.
Con laide moine, movenze affettate, con timida coda
fra tremule zampe da gatto lupesco.

Come tu fossi un altro,
come parlassi di altro,
l'alterità ti preclude di
esser te stesso e di esser comunque
un altro da te.

La Storia

I – Pinocchio.
Dai cerchi del legno nasce Pinocchio. Si narrerà del suo cammino di crescita interiore.

II – V.I.T.R.I.O.L. “Visita le viscere della Terra e troverai la pietra occulta”
Dopo un’iniziale spensieratezza, Pinocchio intuisce che qualcosa, nel suo modo di percepirsi, risulta inadeguato. È qui che egli si addentra nelle viscere della (sua) terra (V.I.T.R.I.O.L.) per scorgere quel che fino ad ora gli era rimasto celato: la sua incompletezza. Ma il burattino è, per sua stessa natura, impossibilitato a crescere. In lui è forte il sospetto di non poter in alcun modo farsi uomo.

III – L’eterna spirale del destino.
Si svela a Pinocchio l’immagine di un intero destino, spiraliforme come i cerchi di un tronco di legno, ciclico, sempre uguale a se stesso; è un ritorno eterno, quel destino proprio di chi, come lui, è nato da un ventre corrotto e stantio. Un destino inevitabile, condiviso non solo da chi è burattino nei fatti, ma anche da coloro i quali mai potranno farsi uomini, refrattari a riconoscersi portatori di luoghi inconsci.


IV – Radici di una coscienza.
Si avvia il radicarsi di una coscienza. Pinocchio comprende di essere l’unica nemesi di se stesso, e di potersi incamminare, seppur con passo ancora incerto, verso un percorso di crescita: studia, sente, trova un amore effimero.
Presta attenzione a quelle parti che, solo ora, capisce essere sempre state di carne.

 

Testo

Mentre tua madre chiamava i gendarmi
per far buttar via tuo fratello di legno,
l'abbecedario ingiallito portavi
nella tua cartella cucita da mani inesperte.

Volesse il cielo che un giorno di maggio
a Firenze incontrasse l'amore,
quel povero attore sembiante un fanciullo
un po'grullo e incline la perder la strada per casa.

I ricciolotti di trucioli ti pettinava
piallandoli alla mattina.
La sera tornavi a casa col peso
di aver marinato la scuola.

Per il teatro ambulante di strada
in cui si esibiva una strana fanciulla
con il bel corpo legato da catene d'oro ornate
con ricchi monili.

E ti scaldavi al camino le parti di carne
ponendo attenzione.
La notte in segreto studiavi i libelli proibiti
per una coscienza civile.
 

Per quanto noi vogliamo andare
siamo legati a questa terra.
Imprigionata tra le pietre e il mare
dove la gente è sempre in guerra,
per poi lasciarsi andare.

In questa patria di lucertole,
dimora di un piccolo re,
pericoloso basilisco
che dentro il pozzo ancora c'è
e ci sta a guardare.

Quanta malinconia
in quelle edicole ormai vuote.
Pure i santi se ne vanno
e ci lasciano in dote
gli echi lontani dei restauri.

Quanta fatica e che fermento
lungo la costa terrazzata
a picco sopra l'elemento
che non ti ha mai perdonata,
vita spezzata.

I ritmi lenti del lavoro,
le facce cotte e rassegnate,
il borbottio del passante
rivolto a Dio e alla sua gente
ormai straniera.

Il basilisco ci sputa addosso
l'eredità del gonfalone,
poi ci sorride e torna al mare
in cerca di un nuovo padrone
da dominare.

Misteriosa la sua identità,
fugge sempre la mondanità.
Precipita la sua realtà,
sussulta già la sua umanità.

Intollerabile questa sua ricerca,
la natura si vendicherà.
Precipita il fattore che
frenava la sua animalità.

Uomo bestia vecchio teriomorfo,
capo branco nato tutto storto.
Incapace di linguaggio umano
emette solo versi di animale strano

 

Quell'alluce valgo e il mento contorto
si sposano bene con il tuo esser donna
dipingi un sorriso da finta madonna
contenta di aver visto Cristo risorto.
Avevi due lire da dare a un profeta
ma hai preferito gettarle nel vuoto,
accenni una smorfia a chi ti saluta
ma dentro tu pensi " chi è questo idiota"?

Mangia la tua stramaledetta mela.
Dai, mordila.
Avvelenati con il tuo sapore.
Per una volta, assaggiati.

Per cosa ti davi, soltanto per celia?
Ma non hai capito? sei tutta sbagliata.
Credevi di poter calpestare le stelle,
ma non te ne accorgi? Ti han già sorpassata.
Che cosa vorresti comunicarci
con quelle moine da gatta lupesca?
Ma torna al negozio che son già le sette
e devi tirar giù la saracinesca.

Per tuo padre sei stata una croce
ma non serve a niente alzare la voce,
ma non serve a niente alzare la gonna,
che sotto c'è legno e non c'è una donna.
Ma non serve a niente alzarti al mattino
conciarti in maniera arlecchinesca.
Se credi di trovare un altro cretino
ora che san chi sei, te ne stai fresca!

…e pensa a quando ti hanno detto
"non sei mica brava a letto"
cupo era il tuo visetto
ci credevi all'amor perfetto...

Questa canicola
fa sudar queste ultime parole
"Parole pesano
grevi nella nebbia che
sa di salmastro come
l'aria che si spezza in particole.
Parole dette con
innocenza giovane
bruciano dentro chi
è capace ad ascoltare".

“io amo molto meglio di dispiacere a queste carni che, facendo agio loro, io facessi cosa che potesse essere perdizione dell'anima mia, la quale il mio salvatore ricomperò col suo prezioso sangue”.

Falsario mentitore frodatore assassino
bestemmiatore ingordo giocatore sodomita
esempio di una dinamica borghese emergente
star della tv

Ti inventi un altro gioco, lo stile innanzitutto
odor di santità si mischia al tuo profumo raro
l'abito di sartoria francese d'alta moda
odora di denaro

Sarai fatto a pezzetti e strigliato tra la folla
dai venditori di santini e dai bagarini
fra cicche e mozziconi accesi e stragi di piccioni
a Santa Maria Novella

Le giovani turiste che verranno a visitarti
nemmeno tu sia stato un cantautore o un presidente

Non cercate di frenare questa macchina mondiale che produce capitale
non c'è nulla di immorale a sfogar l'istinto corporale
solo libertà

Lui era un prete sportivo
che nascondeva gli amanti furtivi
e gli insegnava il rispetto
su un catechismo a fumetti

e il suo sogno segreto
era scrivere di escursionismo
più che conoscere Dio magari
per togliersi qualche dubbio

Lui conosceva il peccato
ma solo per sentito dire
era come un bambino
ma senza la sua malizia

Sua madre gli aveva detto
“un giorno diverrai santo”
ma a lui sarebbe bastato conoscerne uno
anche un semplice beato

eccoti qui
eccoti ancora
a spazzare sulla soglia
del paradiso degli altri

“Padre mio, di questa parte mi vergogno io di dirvene il vero
temendo di non peccare in vana gloria”.

Sapesse maestra che cosa è successo
a casa sonata la nona
mio padre e mia madre che han bisticciato di nuovo
e non sono riuscito a studiare

però le potrei raccontare la storia
di un uomo bugiardo che l'han fatto santo
perché preferisce sentire la gente
una bella novella che il tragico vero

a me non importa di quello che pensa
però preferisco esser chiaro e sincero
non voglio spazzar sulla soglia
del paradiso degli altri

ieri non ho studiato soltanto perché io volevo giocare
ieri non ho giocato perché io volevo dimenticare